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Appunti di storia parrocchiale

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Tempo di lettura: 3 minuti

FONDERE PARROCCHIE O FONDARE PARROCCHIE NUOVE? #1

Ripercorrere la storia della parrocchia può essere utile per mettere a fuoco il senso profondo della sua identità, per capire le ragioni del suo operare e per sperimentare, a partire da esse, nuove prassi cariche di Vangelo per il contesto attuale. È proprio la prospettiva dell’analogia con il tempo presente a caratterizzare questa serie di appunti storici. In altre parole si ritiene utile mettere in luce, tra la molteplicità dei tratti storici inerenti alla parrocchia, soltanto quelli che comunicano qualcosa di significativo per l’oggi.

L’origine della parrocchia si colloca in un tempo di profondi mutamenti culturali e politici, che si attuano in seguito alla pace costantiniana. Da questo momento in poi la vita delle istituzioni cristiane e la vita delle istituzioni civili entra gradualmente in un processo di sovrapposizione. L’organizzazione della vita civile in questo periodo è accentrata nelle città. La nascita delle prime parrocchie, nel IV-V secolo, avviene per rispondere alla necessità di una cura pastorale delle campagne. Interessante è notare che per affrontare un’istanza emergente dal contesto del tempo ci si riferisca al dato di fede – la natura stessa della comunità cristiana che deve trovare una sua forma concreta – e al dato antropologico, valutando adeguatamente la realtà.

Le tappe successive alla genesi parrocchiale possono essere messe a fuoco, semplificando, attraverso la messa in luce di alcune ‘derive’ a cui la parrocchia ha rischiato di prestare il fianco. Ciascuna di esse, però, ancora oggi trasmette un insegnamento importante.

Nell’epoca feudale la figura di parrocchia si ‘irrigidisce’ in relazione alle persone e ai territori che determinano la configurazione dell’ordinamento vigente. L’azione pastorale subisce la tentazione di schiacciarsi sulla ‘prestazione’ di un servizio verso un territorio o una persona potente (che dà un beneficio). È la deriva del funzionalismo a insidiare questo tempo. Essa mette in guardia la comunità cristiana dal ridursi ad una mera prestatrice di opere.

Il rinnovamento che avviene in epoca medievale nella società influisce positivamente sullo sviluppo delle parrocchie. La riforma gregoriana dà una nuova spinta evangelizzatrice alla parrocchia che acquista maggiore rilevanza in ambito sociale e culturale. Il modello di questa epoca è molto diversificato, ma si connota per una costante assimilazione di società civile e vita cristiana che aveva preso il via in epoca costantiniana. La cosa interessante da notare è che le spinte di riforma della parrocchia provengono per lo più dall’esterno: il modello dei comuni, da una parte, e la proliferazione degli ordini mendicanti, dall’altra, sollecitano la comunità cristiana a ripensarsi per rispondere al proprio mandato di evangelizzazione. Una deriva che insidia la vita parrocchiale di questo tempo è quella dell’‘adattamento’. Il modello parrocchiale muta in questo frangente non tanto per rispondere meglio al Vangelo, quanto invece per corrispondere al contesto. Questo portò ad una involuzione delle diocesi e delle parrocchie e a una decadenza ecclesiale che culminò nel Concilio Lateranense V (1512).

È a partire dal Concilio di Trento (1545-1563) che si apre una nuova fase per la vita delle parrocchie, consegnandoci un modello che risulta tutt’ora implicitamente determinante. In positivo questa spinta di riforma definisce i criteri della territorialità e il riferimento al pastore proprio, il parroco. La deriva che insidia questo processo risiede nella ‘burocratizzazione’. Al di là dei molti aspetti evangelicamente fecondi che questo modello prospetta ci sono alcuni nodi che impediscono alla parrocchia di far fronte ai profondi cambiamenti che seguiranno nell’età moderna, prima fra i quali il fatto che il presupposto di tale impostazione si basa su una società prevalentemente cristiana e sulla costante sovrapposizione tra società cristiana e società civile. Istanze che da questo momento in poi, subiranno una lenta ma inesorabile separazione.

La vita delle persone, sempre di più, si allontana dal vissuto della comunità cristiana. Nel secolo scorso, anche attraverso la spinta del Concilio Vaticano II (1962-1965), si riaccende l’interesse della riflessione teologica e pastorale sulla parrocchia. L’accento viene posto dal Concilio sulla comunità, anziché sul parroco, e sull’edificazione della Chiesa, anziché sulla cura delle anime. Ma questa direzione non viene colta e il modello parrocchiale tridentino resta pressoché immutato indebolendone la spinta evangelizzatrice.

Tutti percepiamo oggi la scarsa rilevanza che le nostre parrocchie rivestono per la vita delle persone e della società attuale. Con chiarezza sperimentiamo le crisi che attraversano una istituzione millenaria come quella della parrocchia, ma soprattutto segnano il vissuto delle comunità cristiane. Ci chiediamo: perché? Cosa ci siamo persi, ma soprattutto cosa ci sta suggerendo lo Spirito in questo tempo? Ripercorrere questi appunti di storia parrocchiale e interrogarsi sul senso della parrocchia potrà aiutare a riconfigurare un modello di comunità cristiana in grado di testimoniare la vita del Vangelo nel cambiamento e nella complessità del contesto attuale.