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Se fosse donna

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Tempo di lettura: 4 minuti

“Vedere il mondo con occhi diversi…”

Qual è l’insegnamento più importante che possiamo ricavare dal brano dei discepoli di Emmaus? Tutti probabilmente direbbero che esso riguarda la convinzione che il Risorto cammina con noi, e che l’esperienza dell’incontro con il Risorto è possibile e offerta a tutti.

Fantastico! Noi ci immedesimiamo con quei discepoli, ed è legittimo e confortante ritenere che i due di Emmaus ci rappresentino, credere che ognuno di noi possa mettersi al loro posto.

Ma come è possibile fare esperienza del Risorto? Come per i due discepoli, ciò avviene a condizione di cambiare sguardo: accedere ad un diverso modo di guardare ai ‘fatti’, e che la narrazione di essi, data per certa ed evidente, sia in realtà una narrazione, frutto dei nostri schemi di riferimento.

Questione di sguardo

È così: i discepoli hanno riconosciuto il Risorto quando il loro sguardo è cambiato, quando i loro occhi si sono aperti.  Per certi versi, si potrebbe affermare che il passaggio chiave è proprio la conversione dello sguardo, il vedere le cose da un altro punto di vista. Proviamo dunque a cogliere la lezione del brano, ovvero il cambio di prospettiva e di sguardo che ci invita a fare: è questa l’esperienza che consente di riconoscere il Vivente, la promessa offerta a chi accoglie la prospettiva di fede (“si aprirono i loro occhi”). Facciamo questo esercizio rispetto alle figure presenti. Come sappiamo nel brano viene nominato solo uno dei due discepoli, Cleopa, un uomo. Solitamente, per effetto o inerzia della tradizione ecclesiale, o ancor più dei condizionamenti mentali e culturali di cui siamo inevitabilmente imbevuti, tendiamo ad immaginare che anche l’altro discepolo sia un uomo. Alcuni padri della Chiesa hanno addirittura ipotizzato che questo fosse lo stesso evangelista Luca. Solo un testimone diretto, essi ritenevano, avrebbe potuto raccontare l’accaduto con così tanti particolari, trascurando che si trattava non di una cronaca ma di una narrazione, frutto della fede delle prime comunità cristiane.

Non due ma una

Oggi più che mai è necessaria una disposizione d’animo, una postura spirituale che sappia accogliere il cambiamento. Se provassimo allora anche noi a guardare con occhi diversi, uscendo dagli schemi preconfezionati o ereditati, andare oltre l’inerzia delle aspettative ? Perché non pensare, ad esempio, che l’altra persona sia una donna?

Al di là del tema di genere, già di per sé importante, è il destinatario che cambia. Si passa infatti da una prospettiva individuale ad una comunitaria. Se i discepoli sono la coppia uomo-donna, allora gli interlocutori del Risorto non sono due discepoli ma una coppia, la coppia umana. L’esperienza dell’incontro con il Risorto diventa in questo senso un’esperienza di coppia ed in coppia.

Ma se si tratta di una coppia, allora possiamo dire che lo spezzare del pane è la celebrazione dell’amore, segno del legame e dell’alleanza. E l’amore non si vede (“scomparve ai loro occhi”) ma si vive: tornarono solleciti a Gerusalemme.

Benché qualcuno possa sentirsi spiazzato da questa possibilità, occorre sapere che non siamo i soli o i primi, anche se questo diverso sguardo è molto recente. Il coraggio e l’esempio di cambiare sguardo, non a caso, è presente soprattutto in opere e artisti di cultura extraeuropea (cfr. F. Boespflug, Gesù e i discepoli di Emmaus nell’arte, Pazzini, 2024).

Hanna Varghese, artista di origini malesi, ad esempio, nel suo dipinto ‘Their eyes where opened’ (1999), raffigura Gesù di spalle mentre spezza il pane davanti a un uomo e una donna, per di più non seduto al centro ma di fianco, a rimarcare la centralità della coppia. Lo stesso approccio alla coppia umana lo ritroviamo nell’artista indiano Joty Sahi, come nel cinese HaQi, e nelle opere dell’artista Benedicte de la Roncière (a lungo attiva in una missione del Camerun) in cui tutti i personaggi del brano sono africani ambientati in una casa con alcune donne impegnate nelle faccende domestiche.

Nella scena del pasto alla locanda, l’artista giapponese Sadao Watanabe propone tutte le figure in abiti giapponesi ed una è una donna che piega la testa in ascolto in modo decisamente femminile. Così pure Anne Marie Foreste, pittrice canadese, propone un trittico dei tre passaggi chiave del brano (2021) in cui in ciascuno è chiaramente mostrato che uno dei due discepoli è una donna.

Fast food Emmaus 

L’ipotesi della femminilità di uno/a dei discepoli di Emmaus è accolta dal sacerdote artista sudamericano Maximo Cereso Bernardo, grandemente impegnato nelle lotte di liberazione in America Latina.

Per arrivare alla provocazione dello statunitense Barry Mates, che colloca la cena in un fast food dove Cristo è un uomo di colore che parla serenamente con un uomo e una donna mentre consumano hamburger e patatine.

Solo uscendo dalle cornici che ingabbiano e condizionano l’Annuncio possiamo incontrare e annunciare il Risorto nell’oggi. E’ proponendo nuove tessiture, nuove narrazioni e parabole evangeliche – che parlano della ed alla nostra vita, quella degli amici, studenti, colleghi, quella dei vissuti delle situazioni quotidiane – che potremo sperare di aprire e far aprire gli occhi, facendoci prossimi.

Perché l’aspetto più importante non è parlare di Dio alle persone, ma parlare alle persone della loro vita attraverso lo sguardo di Dio.

Come ci ricorda Bruno Munari “vedere il mondo con occhi diversi significa già averlo cambiato”