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Diario spirituale dalla quarantena #2

Tempo di lettura: 4 minuti

GIORNO #2, luglio 2023

Prosegue il diario di Carlo, che cerca di riflettere sulla fede sperimentando il terzo anno di quarantena. Come potrà cambiare la nostra spiritualità? L’organizzazione ecclesiale? Comprendere o ripensare ciò che oggi diamo per scontato? Siamo a Roma, luglio 2023, e questo è il suo secondo InMee rilasciato all’interno della community dell’InJourney®.

GIORNO #2               

Sono quasi le 23 e sono tutti in camera. Come me, che scrivo dal letto sul mio iMacPaper®. Devo ancora abituarmi a usare un’agenda di carta che con un solo click sul bordo in alto a sinistra spedisce tutto online. Sarà più facile per quella che iniziamo a chiamare la QGeneration (Quarantine Generation). Chissà quando saranno grandi che visione della vita avranno? La loro esperienza è tanto diversa da quella che è stata la nostra e tutte queste cose che stiamo apprendendo saranno naturali e normali per loro. ‘Normale’. Questa parola mi rimbomba dentro. Ancora non riesco a dire ‘normale’ parlando di questa vita, eppure le giornate scorrono via veloci, come le palle di polvere e peli del mio gatto Buddy quando passo di fretta da una stanza all’altra (sì lo so, non rompete, Buddy è un nome da cani ma a me e Luca piace!). Giorni come lanuggine leggera, impercettibile, quasi inconsistente. Si intrufolano sotto le pieghe del tempo. Poi ti fermi, abbassi lo sguardo e te le trovi di fronte. Forse è per questa ragione che ho iniziato il mio InJourney®.

                Nel mio precedente InMee vi scrivevo della fatica nel vivere la mia fede. Non penso che questa questione riguardi solo me. Poco fa ho dato una sbirciata ad alcuni dati. Nei primi mesi dopo la quarantena la gente ha iniziato a pregare di più, almeno quelli che prima lo facevano in modo molto saltuario. Già dopo i primi sei mesi si è visto un declino, poi la curva si è normalizzata verso il basso. Normale! Questo termine si usa anche in statistica, sapete no? Io ci combatto spesso al lavoro. La curva normale indica la probabilità di alcuni comportamenti tolte le eccezioni, le devianze. Il comportamento ‘normale’, del gregge se vi piace di più. L’andamento, comunque, ha mostrato un primo calo che è poi proseguito in modo significativo. Dall’articolo letto sul Quarantine DayNews si assiste ora ad una ripresa. La situazione sta tornando ‘normale’? Se per ‘normale’ intendiamo la situazione precedente la quarantena.

                 Nel Vangelo c’è scritto all’incirca che quando uno prega basta che entri nella sua camera e, chiusa la porta, invochi Dio che nel segreto lo vede, lo ascolta e gli risponde. Dovrei chiedere a mia moglie la citazione ma è qui accanto che già russa. Senza più l’apparato istituzionale di cui mi sentivo circondato, protetto, accudito, è come se mi fossi trovato solo di fronte a qualcosa che non riuscivo a gestire. Come quando mio padre mi disse per la prima volta di accendere il fuoco del camino quando si infortunò sul lavoro ad una gamba. Glielo avevo visto fare migliaia di volte. Mi sentivo eccitato di questo incarico, quasi una promozione sul campo. Fino a prendere la legna, sistemarla nel vano del camino nessun problema. Dopo quindici minuti ero di fronte a lui in lacrime e le dita bruciacchiate. Potrà sembrare un esempio stupido. Ma una cosa che giudicavo semplice, naturale o normale!, fino a poco prima, ora appariva un mistero e di nuovo ero di fronte al ‘maestro’ per essere istruito. Mi sono chiesto: ma mi è mai stato veramente insegnato a pregare? Si può insegnare la preghiera personale? All’inizio ci è stato chiesto di recitare la Liturgia delle Ore, del resto questo la Chiesa ci dà! Così siamo tutti in comunione spirituale! Ma che c…! Io volevo essere in comunione con Dio e non lo sentivo. Leggevo i salmi, non che non l’ho fatto. Lo facevamo anche in parrocchia ai ritiri. Sembrava bello lì. Ma sono solo… ora.  Solo di fronte a Dio. Dovrebbe essere normale? Non lo è stato!

                Mi sono allora affidato ai tanti ‘maestri’ di turno che si affacciavano al web. Ho visto tutorial istituzionali e non. Fare silenzio, respirare. Le mie parole erano scariche di silenzio! I miei pensieri come le palline impazzite in un flipper quando vincevi il bonus e sentivi gridare ‘combo!’ dalla macchina metallica. Ve li ricordate ancora i flipper? Io non ci trovo alcun piacere a giocarci online. Non hai la fisicità dei tasti, il colpo pelvico sulla macchina per spingere la pallina contro i respingenti come in un gioco erotico. Toccare, carezzare, spingere, trattenere fino a giungere all’orgasmo sonoro del ‘combo!!!’. Forse manca l’eros… Sì, stiamo parlando di preghiera ma non è una questione di amore!?! E l’amore è esperienza erotica o no? Forse non mi hanno mai insegnato l’amore. Ho solo fatto sesso con Dio fino ad ora, ma non vi ho mai fatto l’amore.

                Da quando ho ricevuto a casa l’InPray® – Starter Pack ho trovato qualche giovamento. Per i meno addotti, nel kit iniziale puoi trovare l’essenziale per ritagliarti uno spazio di vera preghiera anche nella tua casa – come ripete la pubblicità.  Sapete, fare tutto in uno stesso luogo – lavorare, fare sport, stare in famiglia, pregare – a volte è spiazzante. Il Cube® da dove lavoro da questo punto di vista aiuta, ma per chi non può permetterselo? Sto pensando di acquistare anche l’InPray® – Children Pack e l’InPray® – Monte Atnos Pack, un upgrade con riproduzioni iconografiche. Ho già visto un tutorial e sembra interessante e poi se compro entrambi i kit ho un bello sconto! I bitcoin non sono tutto, ma…

                Notte. E mandate i vostri InMee, sono curioso di conoscere la vostra esperienza di preghiera in questa eterna, o ‘normale’, vita di quarantena.