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Cristo per noi è tutto!

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Tempo di lettura: 3 minuti

Non un solo giorno per se stesso, ma ogni giorno di noi Gesù ha fatto il senso della sua vita.

E’ ANCORA POSSIBILE CREDERE IN QUESTO TEMPO? Essere destinatari dell’amore di Dio ci fortifica interiormente e ci ridona il coraggio di proseguire il cammino della vita anche in quei momenti difficili dell’esistenza, anche quando tutto e molti attorno a noi ci dicono con veemenza: “Smetti di credere in Dio, non ne vale più la pena!”

Nell’espressione “Cristo per noi è tutto” Ambrogio di Milano ha voluto racchiudere molteplici significati che, uno dopo l’altro, ci aiutano a comprendere il senso profondo dell’opera di Cristo per noi e la misura della nostra risposta al suo amore.

Per abbracciare con il cuore i gesti che Dio ha compiuto e compie ancora oggi per noi, non basta sapere e imparare a memoria le tante parole della fede. C’è bisogno di un’intima, profonda, relazione personale con Gesù. Se è lui l’autore e il soggetto attivo della nostra salvezza, della nostra liberazione e redenzione dall’esperienza del peccato, è a lui che dobbiamo legare le nostre esistenze. Nella misura in cui entriamo esistenzialmente in intima relazione con Cristo, noi scegliamo di legare la nostra vita alla fonte della nostra stessa salvezza, il Risorto!

Nella frase di Ambrogio ci sentiamo interiormente muovere ed attrarre da quel per noi, poiché in quelle due piccolissime parole scopriamo che si svela a noi l’identità di Gesù di Nazareth, il senso del suo esistere, operare, morire e risorgere.

Innanzitutto, il per. Nel mistero dell’incarnazione, il Figlio di Dio si è rivestito della nostra umanità, una vita, quella di Gesù, che fece del dono pieno e incondizionato di sé il senso vero del suo esistere. Non è vissuto un solo giorno per se stesso, ripiegandosi nel proprio mondo divino, ma Gesù si è reso dono. La sua è stata una vita per.

In secondo luogo, il noi. Rileggere con occhi di fede il Vangelo ci fa comprendere che la vita di Gesù è stata pensata, voluta e portata a compimento da Dio Padre all’interno di un rapporto di relazione tra il Figlio suo e noi, uomini e donne di tutti i tempi. In questo noi, dalle molteplici valenze ecclesiali, è racchiuso il misterioso legame dell’intera esistenza terrena del Figlio di Dio con l’umanità. Egli per noi si è fatto uomo; si è reso parola di vita; ha compiuto gesti di amore; si è dimostrato segno della vicinanza della paternità di Dio; si è offerto in dono totale affinché noi ricevessimo già nella nostra carne un riflesso del Cielo di Dio. Per noi si è fatto forza di redenzione e di salvezza fino a soffrire e morire, fino a risorgere per noi. E tutto ciò ancora oggi coinvolge e lega totalmente le nostre storie personali con quella unica ed irripetibile di Gesù, il Risorto per noi!

Essere destinatari dell’amore di Dio ci fortifica interiormente e ci ridona il coraggio di proseguire il cammino della vita anche in quei momenti difficili dell’esistenza, anche quando tutto e molti attorno a noi ci dicono con veemenza: “Smetti di credere in Dio, non ne vale più la pena!”. In altre parole, smetti di perdere tempo, di illuderti, di confidare in un Dio troppo lontano dalla tua e dalla nostra storia. Credi solo alle tue ferite e ai tuoi mali!

Certo, a nessuno serve un dio lontano, distratto, incapace di capire ciò che abita ed agita i nostri cuori. Un dio minore, insignificante, a nulla serve che ad essere abbandonato ai bordi delle nostre strade, dimenticato nella freneticità della nostra vita, attraversata da infinite cose concrete, come il dolore, non certo da fantasie ed illusioni ultraterrene. A quanti puntano il proprio dito contro Dio verrebbe spontaneo chiedere: “Ma è Dio lontano da te, o sei tu lontano da lui, tanto che non lo senti, non lo vedi, non lo ami…?”. In altre parole: “Tutto il mondo è cieco, sordo, muto, zoppicante… oppure è solo il sordo che non ode, il cieco che non vede, lo storpio che zoppica… in un mondo pur sempre bello e affascinante?”.

Nella vita si può arrivare anche all’assurdo di gettare via Gesù, perché non conosciuto, non ben capito, non amato. Tuttavia, chi si sforza di ascoltare e vivere il Vangelo all’interno della vita della sua Comunità di appartenenza, della Chiesa tutta intera, sa vincere in lui il suo senso di lontananza da Dio e inizia a vivere la propria vita con e per lui. Qui sta, nella relazione intima, vera, autentica con Gesù, il Risorto, la differenza tra chi crede e chi non crede, tra chi ama e chi non ama, tra chi muore per gli altri e chi uccide gli altri in mille modi.

E ancora oggi Gesù è e fa “per noi” il tutto della nostra vita!