CHIESA IN QUARANTENA – Quale modello ecclesiale latente sta emergendo?

CHIESA IN QUARANTENA – Quale modello ecclesiale latente sta emergendo?

Nella Chiesa Italiana, e per certi versi anche nella Chiesa europea,  in questi anni stanno maturando molte riflessioni significative per ripensare la pastorale. Il tema della sinodalità, della corresponsabilità laicale,  delle nuove ministerialità ecclesiali, della missionarietà per uscire dalle proprie mura mentali e spaziali, e ancora di più il tema della fecondità e delle generatività della fede e dell’azione delle nostre comunità di base.

È interessante mettere alla prova queste riflessioni poi con i fatti. Come messa alla prova c’è proprio la situazione che stiamo vivendo, la piaga del virus che si sta diffondendo. È interessante vedere come, malgrado ci siano le parole per ripensare la pastorale, nei fatti di fronte ad un momento di crisi, riemergano con forza dei modelli interiori (un inconscio pastorale) che domina le riflessioni e le scelte.

Proviamo a rileggere sotto questa luce, per far emergere un modello dominante, i documenti e le dichiarazioni che le varie diocesi o presbiteri hanno fatto in questi giorni. Che immagine e modello di Chiesa ne emerge? È il tentativo di sovrapporre e occupare con “parole di bottega”, spazi e situazioni che rivendicano il valore del vuoto e della solitudine, perché in essi si ridia spazio alla signoria di Dio? Questo ci aiuta a capire anche la difficoltà di mettere in atto processi di cambiamento pastorale quanto nella nostra mente sono annidati modelli così pervasivi e condizionanti, di cui non ci rendiamo pienamente conto.

Per fare questa analisi ricorreremo ai parametri definiti dal teologo Mario Midali nel suo manuale di Teologia Pratica (Teologia Pratica 2. Attuali modelli e percorsi contestuali di evangelizzazione, LAS, 2008), attraverso i quali mostra i vari modelli pastorali sperimentati nel tempo.

Rispetto alla dimensione dell’APPARTENENZA ECCLESIALE possiamo far riferimento a tre parametri:

  • La RICEZIONE DELLA FEDE: emerge l’alimentare una ricezione passiva e non attiva, distribuendo strumenti pronti all’uso (es. preghiera per la famiglia in casa), celebrazioni in streaming;
  • Un’ELABORAZIONE DELLA FEDE più nei termini di una risposta rassicurante che liberante: non preoccupatevi, non siete soli, i vostri sacerdoti non vi abbandonano, avrete la messa a casa vostra e non la perderete;
  • Una PRATICA che si schiaccia sulla dimensione istituzionale e celebrativa più che suggerire un impegno attivo, atteggiamenti nuovi e pratiche personali e comunitarie di riscoperta del proprio sacerdozio comune e più in generale del proprio essere battezzati;

Guardando ai SOGGETTI ECCLESIALI c’è una forte occupazione dello spazio da parte del clero e in generale delle figure ordinate rispetto ai laici.

Le PRIORITA’ PASTORALI sono rivolte in modo massiccio alla dimensione sacramentale e al culto (messe, rosari, liturgia delle ore) che ad un’azione di evangelizzazione più ampia che possa divenire stimolante anche quando si tornerà alla normalità. Quindi anche qui un approccio principalmente di conservazione, di non perdere ciò che c’è e si conosce, più che un approccio liberante e generativo.

Il POLO PASTORALE oltre a quello della Parrocchia, che resta il principale, ha ridato spazio in alcune realtà ad un maggiore ruolo di guida da parte della Diocesi.

Sul piano delle DINAMICHE INTRAECCLESIALI si assiste ad un accentramento dell’azione pastorale da parte dei ministri ordinati, rispetto a processi collaborativi e soprattutto di corresponsabilità. L’altro fenomeno a cui sembra assistere è quello di una riduzione delle dinamiche conflittive ad intra ma non nella direzione di una maggiore integrazione e pastorale d’insieme, quando di un’azione segmentata, dove ognuno cerca di dare risposte e sostegno ai suoi.

Rispetto ai RAPPORTI CON L’ESTERNO (istituzioni, territorio), oltre ad un allineamento immediato alle richieste della politica (anche se con forme a volte un po’ imbarazzanti), l’attenzione è stata rivolta tutta ad intra senza più di tanto attivare ponti e azioni integrate con le realtà del territorio.

Tornando al saggio di Midali dove descrive vari modelli di agire pastorale sulla base dei parametri sopra descritti, quello che più si avvicina alla descrizione appena fatta è il modello di cristianesimo popolare e sacrale: il modello di azione pastorale ereditato in Occidente dalla tradizione postridentina.

Sembra quindi confermata l’ipotesi fatta all’inizio, di una risposta ecclesiale disallineata con le riflessioni in corso, che mostra la pregnanza di un modello di Chiesa fortemente clericale, ecclesiocentrico, sacramentale.