TENTAZIONI E SFIDE DI UNA CHIESA IN TEMPO DI CRISI

TENTAZIONI E SFIDE DI UNA CHIESA IN TEMPO DI CRISI

RIFLESSIONI DI INIZIO QUARESIMA

Le Letture che ci hanno introdotto alla Quaresima e quella della prima domenica ci forniscono spunti di riflessione interessanti sui processi di cambiamento nella Chiesa.

LE TRE TENTAZIONI PER LA CHIESA

Vorrei partire dal brano di Vangelo della prima domenica che ci offre il tema delle Tentazioni di Gesù. In un tempo di prova prolungato – sono trascorsi quaranta giorni – è più facile cadere in tentazione, si è più fragili avvertendo la fame. E le tre tentazioni illustrate mostrano tre atteggiamenti in cui anche la Chiesa, quando sperimenta un tempo di crisi, di cambiamento come quello attuale, rischia di cadere.

Trasformare le pietre in pani: impegnarsi a soddisfare i bisogni, le richieste continue e più diverse. È una pratica gratificante nell’immediato, perché incontra delle richieste ma genera continuamente uno schiacciamento sul fare, che non fa altro che incrementare ulteriori attese. Perché una cultura del consumo non genera che richieste e attese, non appartenenza ad una comunità. L’autoinganno di risolvere tutto e subito è quello di dirci ‘sono utile’, morendo però in un funzionalismo e pragmatismo sterile che non sa più cogliere un sogno oltre il bisogno. Si risponde così allo stomaco delle persone e non al cuore.

Buttarsi e farsi prendere al volo dagli angeli in modo alquanto spettacolare: chiamare a raccolta i fedelissimi, occupare spazi, attenzioni, come atto di forza, mostrare i muscoli per dire ‘io esisto!’. Una rivalsa identitaria che ingenuamente ci fa sentire vivi ma aumenta l’autoreferenzialità e la solitudine e quindi la crisi e la depressione nel lungo periodo. Non basta identificare un nemico per definire un’identità generativa. L’autoinganno è quello di dirsi ‘sono ancora forte’, specchiandosi narcisisticamente su di un riflesso di sé distorto, autoprodotto. Si risponde così agli occhi ma non al cuore.

Tutto quello che vedi sarà tuo se mi adorerai: asservirsi al mondo, essere alla moda, cadere nella mondanità. Si fa questo per mantenere rilevanza, per mantenere significatività e controllo su alcuni spazi. Un sacrificio indotto dalla paura di non essere più visti e considerati, di perdere posizioni. L’autoinganno è di dirsi ‘sono piacevole, interessante’, adeguandosi alla realtà, andando incontro alle mode del tempo pur se queste chiedono di mettere in ombra il nucleo fondativo della nostra fede. CI si abbellisce, si fanno dei lifting, si argomenta di tutto purché interessi, perdendo di vista cosa è più importante e bello. Si risponde così più al fegato (paura) che al cuore.

LA TENTAZIONE DELLE TENTAZIONI: SALVA TE STESSO!

Cosa c’è alla radice di tutte e queste tre tentazioni? La tentazione più grande, quella che verrà rivolta a Gesù sotto la croce per ben tre volte (lo stesso numero delle tentazioni nel deserto!): “Salva te stesso!”. Questa è la grande tentazione per la Chiesa, come in realtà per ogni istituzione: cercare di salvare se stessa! Del resto è vero che ogni istituzione è creata dagli uomini, ma alla lunga è lei che prende il sopravvento su di essi e lei chiede una sola cosa: essere salvata! Essere conservata! Ma le istituzioni ecclesiali non esistono per la loro autoconservazione, hanno valore iconico, rimandano al Regno, e quindi sono forme transitorie che conservano, quello sì, un nucleo generativo e vitale che richiede di volta in volta forme, spazi, tempi, linguaggi nuovi per restare fedele alla realtà e all’uomo.

TRE CONSEGUENZE: LE TRE OPZIONI DATE A DAVIDE

Quando invece l’uomo cerca di fare da sé, diviene rigido come le istituzioni che guida, cade nella tentazione di preservare l’esistente, si trova di fronte a tre conseguenze ben narrate nel secondo libro di Samuele in merito alla tentazione di Davide di compiere un censimento delle sue truppe. Dio gli fa scegliere tra tre opzioni. Busta numero 1: sette anni di carestia. Un lungo tempo in cui non sarai in grado di produrre cibo, alimento per le persone, di generare sapore, gusto. È una povertà creativa e sapienziale. Busta numero 2: tre anni di fuga da un nemico che hai davanti. Il nemico è davanti e pensi di fissare l’orizzonte ma in realtà stai scappando all’indietro, mosso dalla paura. Busta numero 3: tre giorni di peste nera. Quando un ambiente non è più generativo, attraente, si riempie di aria malsana, malata, di virus e molti muoiono. Cioè, molti se ne vanno e se ne stanno alla larga. Pensiamo solo al grande problema ‘in uscita’ più che ‘in entrata’ di molti ordini religiosi.

VERSO LA PASQUA

La Parola ci presenta così dei grandi rischi o tentazioni, che se riusciamo a meditarli alla luce delle azioni pastorali e di governo che vengono messe in atto nella Chiesa, possono aprirci spiragli di luce, per purificare i nostri cuori, i nostri modelli mentali e infine le nostre prassi. È un cammino sfidante per una Chiesa proiettata verso la Pasqua, dove è Cristo che vince, non le forme, non le istituzioni, non i nostri preconcetti.