FONDERE PARROCCHIE O FONDARE PARROCCHIE NUOVE? 3. È tempo di voltare pagina

FONDERE PARROCCHIE O FONDARE PARROCCHIE NUOVE? 3. È tempo di voltare pagina

Siamo al cuore di questa serie di riflessioni sulla Parrocchia. Dopo aver introdotto il percorso in chiave narrativa attraverso alcuni passaggi del famoso scritto di G. Bernanos (Diario di un curato di campagna) abbiamo raccolto alcune note storiche che tratteggiano le principali evoluzioni del modello parrocchiale nel corso dei secoli. In questo modo è emerso con più chiarezza l’ABC della Parrocchia, i suoi caratteri fondativi.

Una domanda, però, ha segnato questo percorso fin dai suoi primi passi: cosa c’è che non va? Insomma, quando si affronta la questione della Parrocchia, pur avendo chiari i suoi fondamenti, sembra sempre di trovarsi alle prese con una “coperta corta”. Come fare per rendere missionaria una istituzione nata per la conservazione dell’esistente?

Ripercorriamo ora i fondamenti della Parrocchia, analizzati nell’articolo precedente alla luce del dato biblico fondativo (Gv 13,34-35), per evidenziare quali cambiamenti tocchino in profondità l’attuale modello parrocchiale provocandone una reale e decisa conversione.

 

Primo fondamento: “come io ho amato voi”. È il comandamento dell’Amore, che sta alla base dell’esperienza cristiana. Essa appunto si configura fin dalle origini come “esperienza”. La persona entra in relazione con il Signore Gesù Risorto e vive l’esperienza del Vangelo. Il cristianesimo non è anzitutto una religione, è un incontro personale.

Il problema è che nel tempo questa esperienza si è progressivamente “cristallizzata” in una religione, o meglio, in una cultura. L’esperienza cristiana è divenuta cultura cristiana. La viva relazione tra il credente e il Risorto ha lasciato spazio ai valori e alle norme. Così, oggi, si è cristiani se si condivide una serie di valori e se si rispetta un insieme di norme. Il cristianesimo è divenuto progressivamente una “scatola vuota”. L’esperienza si è cristallizzata in cultura e ha escluso la relazione personale.

Questo aspetto si accentua ancora di più se si considerano i cambiamenti che toccano il rapporto tra la persona e la religione (che qui per questioni di contesto non sono richiamati). In sostanza, se il cristianesimo viene concepito come religione o cultura, come insieme di valori o di norme, la parrocchia perde la sua rilevanza culturale in un contesto come quello attuale, che relega la cultura cristiana ai margini della società.

Occorre oggi perciò rimettere al centro l’esperienza vitale della relazione tra la persona e il Signore Gesù, ricreando nuove condizioni che la favoriscano. Occorre promuoverne una cura, affinché i cristiani possano rimettere al centro un’esperienza di salvezza e non fermarsi all’osservanza di una serie di valori o di norme.

 

Secondo fondamento: “così amatevi anche voi”. La seconda parte del comandamento dell’Amore in un certo senso “incarna” l’esperienza dell’Amore di Dio nella vita ordinaria. Il Vangelo si diffonde e diviene esperienza prorompente di salvezza e di libertà attraverso una “prossimità”. Per questo la dinamica evangelica si diffonde testimoniando un’esperienza. E la testimonianza richiede tempo e spazi di condivisione della vita.

Il problema è che, nel caso della Parrocchia, la prossimità si è progressivamente cristallizzata in un territorio. La comunità cristiana, costituita giuridicamente in Parrocchie distribuite nei territori, ha acquisito nel tempo un’attenzione limitata ad uno spazio circoscritto. In altre parole: con chi vivere la testimonianza e la prossimità? Con quelli del mio paese, del mio quartiere. E questo ha garantito molte possibilità in passato e favorito la diffusione del cristianesimo.

Oggi però è cambiato il rapporto tra le persone e il territorio. Non esiste più una residenzialità così statica come nel passato. È cresciuta la mobilità delle persone. Il mondo è divenuto più piccolo. Così la Parrocchia è rimasta “piantata” su un territorio circoscritto, a volte insignificante dal punto di vista sociale, mentre attorno a lei le persone hanno iniziato a muoversi, mettendo in scacco il tema del “territorio” come tentativo di incarnazione della prossimità.

Occorre oggi rimettere a fuoco il tema della prossimità per far sì che l’esperienza cristiana ritorni a incontrare e a trasformare la vita reale e ordinaria delle persone. La comunità cristiana e i cristiani tutti sono chiamati ad effettuare perciò un passaggio decisivo: dall’abitare un territorio ad abitare il “terreno dell’umano”. Questo richiede decisamente una modifica del modello di Parrocchia attuale.

 

Terzo fondamento: “gli uni gli altri”. È il tema della comunità. L’esperienza dell’Amore di Dio, il Vangelo, porta il suo effetto quando tocca il terreno dell’umano e diviene luce, sale, lievito per tutti gli uomini, quando si incarna in una comunità. Questo è un tema ecclesiale.

Il problema è che la comunità parrocchiale nel tempo ha posto il suo centro nel “pastore proprio” (così come lo definisce il diritto canonico). I cristiani, progressivamente, hanno caricato il parroco di una responsabilità enorme in ordine all’evangelizzazione e la spinta evangelizzatrice si è cristallizzata in una sola persona. Diciamo pure che i laici cristiani hanno delegato al sacerdote ciò che è loro proprio in forza del battesimo.

Questo aspetto si lega al primo. Oggi è cambiato il rapporto tra le persone e le istituzioni. La Parrocchia (e con essa il parroco) non costituisce più un’istituzione rilevante. E ciò perché oggi non si tiene più conto dell’autorità, ma dell’autorevolezza. Perciò non può più essere autorevole una parrocchia dove la maggior parte dei suoi parrocchiani vivono il cristianesimo come cultura o come religione e non come esperienza. E, d’altro canto, non può più essere autorevole un parroco che tenta di testimoniare il Vangelo senza la sua comunità.

Occorre oggi spostare il baricentro della dinamica evangelizzatrice dal parroco alla comunità cristiana. Solo così sarà possibile restituire alla Parrocchia quella potenzialità generativa che aveva caratterizzato la sua origine.

 

Queste tre rivoluzioni appena descritte indicano la via per riscrivere un nuovo alfabeto della Parrocchia senza tradire i suoi fondamenti. Cercheremo di continuare a riflettere su queste istanze per dare concretezza alle questioni solo accennate. Al momento raccogliamo queste opportunità di rinnovamento: è tempo di voltare pagina.