FONDERE PARROCCHIE O FONDARE PARROCCHIE NUOVE? 2. L’ABC della comunità cristiana

FONDERE PARROCCHIE O FONDARE PARROCCHIE NUOVE? 2. L’ABC della comunità cristiana

Cosa c’è che non va? A partire da questa domanda può nascere una ricerca positiva di ciò che è fondamentale per la vita e per l’azione di un’istituzione come la parrocchia. Tenendo conto della sua storia si vuole ora andare alla ricerca di quei fondamenti evangelici che danno ragione al senso della sua esistenza e che dovrebbero orientare prassi evangelicamente rinnovate in grado di testimoniare oggi la bellezza del Vangelo.

Il dato biblico originario che fonda l’istituzione ecclesiale di una forma di vita comunitaria, di un ‘noi’ cristiano che si concretizza nel tempo e nello spazio, si riscontra fin dalle origini. Il Vangelo di Giovanni ci consegna i tratti distintivi della natura della Parrocchia: «Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (13,34-35). Al centro di tutto il Vangelo: il comandamento nuovo dell’Amore che per primo Dio ha mostrato all’umanità attraverso il suo Figlio Gesù Cristo. L’Amore è il centro propulsivo della relazione tra la persona e il suo Signore e diviene l’anima vitale della relazione tra i credenti. Tutto questo dà vita ad un dinamismo testimoniale. In questi tratti si scorgono i fondamentali della natura della comunità cristiana.

Il principio dell’Amore che prospetta il senso della comunità cristiana rivela due implicazioni basilari che è bene esplicitare: a) Ciascuna persona e ogni comunità cristiana in genere non può essere auto-sufficiente; b) Ciascuna persona e la comunità cristiana non possono essere il ‘tutto’ della Chiesa. «Nel primo caso tutto sarà così dislocato e così raffreddato, che si finirà per gelare; nel secondo caso, invece, i legami dell’unità diventeranno così stretti e l’amore così geloso che si correrà il rischio di soffocare» (J. A. Möller, Dell’unità della Chiesa, o sia del principio del cattolicesimo secondo lo spirito dei Padri de’ primi tre secoli della Chiesa).

Per questi motivi, l’analogia preferita dalla Scrittura per delineare la comunità cristiana, è da identificarsi nell’organismo (1 Cor 12,1-31; Ef 4,1-16; Col 2,19). «La comunità ecclesiale si configura, più precisamente, come una comunione ‘organica’, analoga a quella di un corpo vivo e operante: essa, infatti, è caratterizzata dalla compresenza della diversità e della complementarietà» (Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, 20).

La natura della parrocchia, alla luce di queste prime riflessioni, si rivela orientata a mostrare all’umanità l’universalità del Vangelo e la cattolicità della Chiesa. Il Vangelo si attua in una relazione delle persone con il Signore e di riflesso dei credenti tra loro. Per questo la sua fecondità si realizza visibilmente nella vita della Chiesa che perciò abita in un territorio. In sostanza i due tratti tipici della natura della parrocchia sono legati a questi due aspetti: a) Una comunità di credenti, che vivono la loro relazione con il Signore accogliendo il Vangelo e sperimentano la fecondità dello Spirito nelle relazioni con gli altri; b) La prossimità reciproca di queste persone e di essi con tutti gli altri che si realizza visibilmente in un ‘terreno comune’. Vangelo nella Comunità e Comunità nel Territorio. Ecco un distillato della parrocchia.

Il Codice di Diritto Canonico recepisce queste istanze e le traduce in alcuni canoni dedicati (Can. 515 e seguenti). In essi si scorge con maggiore chiarezza ciò che è proprio di questa istituzione e da cui è opportuno ripartire per riconfigurare il volto della comunità cristiana nel contesto attuale. La parrocchia è una comunità di fedeli determinata che nell’ambito di una chiesa particolare viene costituita stabilmente. La cura di questa comunità è affidata dal Vescovo ad un proprio pastore (Can. 515 – §1). Anche persone che non hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale possono partecipare alla cura pastorale di una parrocchia (Can. 517 – §2). Una o più parrocchie possono essere affidate in solido a più sacerdoti (Can. 517 – §1). Come regola generale la parrocchia dovrà essere legata ad un territorio, ma è possibile configurarla anche in riferimento ad altri criteri (Can. 518).

Come si comprende da queste norme, sapientemente flessibili, tenendo fermi i punti chiave costitutivi della parrocchia è possibile mettere in atto una creatività pastorale ampia nel ripensare un modello parrocchiale per l’oggi ecclesiale. E allora, ritorniamo alla questione iniziale: cosa c’è che non va? Il sospetto è che questa domanda possa trovare una risposta non tanto nelle forme o nell’organizzazione di una comunità cristiana in un territorio.  Sono il senso stesso della comunità e del Vangelo ad essere cambiati per l’uomo di oggi. Perciò sarà necessario riscrivere un nuovo alfabeto parrocchiale caratterizzato da nuovi segni e da nuovi significati.